La lettura esopo

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Lido Pacciardi  

La più grande raccolta di favole esopiche mai messa in versi, nella colorita

e fresca parlata della Toscana.

 
   
 
ESOPO IN TOSCANA - Lido Pacciardi - Epimitio: Un invito all'acquisto... in ottave  

 

Le storie, i miti, gli animali io canto
che il saggio Esopo, in tempi ormai remoti,
narrò con grazia; l’ebbi sempre accanto
con quei che, dopo, a lui furon nepoti.
La favola tratteggia in riso e in pianto,
dell’uomo i vizi e del suo core i moti:
sol d’animal parlando e di vicende,
a ognun la vita d’insegnare intende.

Se troppo a lungo scrissi e lentamente
quest’è perché volli tentar l’impresa
di porre in versi qui, completamente,
ogni storia da Esopo già ripresa.
A ciò, forse, era d’uopo più valente
e più leggera penna e più distesa.
Seppur non mostro troppa maestria,
ogni rima che ho scritto è solo mia.

A quest’impegno, che durò degli anni,
il mio poco valor detti e la forza.
E di poeta trafugati i panni
non li scoprii di seta, ma di scorza.
Ma, pur nel dubbio d’aver fatto danni,
che il timor del giudizio mi rinforza,
oso proporre a voi, cari lettori,
della vita le ambasce ed i dolori.

 

Così per entro al procelloso mare
d’ogni vizio e virtù qui si dimostra;
Esopo ed altri, come lui, tracciare
vollero a noi, che siam chiamati in giostra,
il miglior navigar, per meglio oprare
in questa vita che pur sempre è nostra.
Con tali e tanti buoni insegnamenti
sicuri andar dovremmo a tutti i venti.

Queste favole antiche qui riunite
l’esperienza del mondo portan dentro;
in ogni tempo, a nuovo rivestite,
nel segno han colto ed hanno fatto centro.
Color che l’hanno lette e digerite
n’han ricevuto poi maggior rientro:
da tempi assai lontani son venute,
degli uomini curando le ferute.

Ora che stanco, alfine, mi rivolsi
con travagliato core e incerta mano
a soppesar ciò che alla mente tolsi
mi par d’essere un asino balzano:
il basto fa tremar le vene e i polsi¹
e stimo solo il pondo esser sovrano.
Ma vano infin ritengo il dubitare,
ché l’opra è fatta e ormai non val ragliare.

 

E non rimane, allor, che la speranza
che queste rime mie gettate al vento
da chi non bene e forse troppo canta
accendan dei più vivi il sentimento
che il nobil cor di chi è curioso ammanta
e a picciol cose, pur, non resta spento.
Così consiglio a voi per valutare
il libro, che presento, d'acquistare.

Se queste carte, poi, non bene accolte
con ludibrio saranno dileggiate,
e male scritte, difettose e incolte
da più colto lettor considerate
e vuote e vane e in ogni punto stolte,
posate il tomo, ma non lo buttate:
farà la sua figura in libreria,
che almen la faccia ha bella... E così sia!

 

 

 

1- Dante Alighieri: La Divina Commedia. Inf. canto I, vv. 87 – 90: ... Vedi la bestia per cu’ io mi volsi; / aiutami da lei, famoso saggio, / ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi

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